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LockDown: La casa ed i suoi abitanti #5


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
30.09.2025    |    21.058    |    0 9.7
"Infilò un pugno nel culo sfondato di Domenico, che gemette di piacere, la sborra che colava sul letto..."
La casa di Torino era una prigione soffocante, impregnata di sudore, sborra e un sentore acre di piscio, il deodorante al pino un’eco inutile. La radio, sintonizzata su Bad Romance di Lady Gaga, pulsava con un ritmo che derideva il tumulto interiore di Antonella. Seduta al tavolo della cucina, con una camicetta viola stropicciata, leggings neri che le stringevano i fianchi e un tanga bianco umido, sorseggiava un caffè freddo, il sapore amaro che le graffiava la gola. Le ultime due settimane erano state un’agonia: aveva assecondato Enzo, condividendo Domenico come una “puttana”, lasciandolo scopare e fistare il fratello mentre lei si impalava sul suo cazzo, reso più duro dal plug anale da 6 cm. Ogni notte, il letto scricchiolava, l’odore di lavanda stantia misto a sudore che riempiva la stanza, la radio che passava da Hurt di Nine Inch Nails a My Immortal di Evanescence, un lamento per la sua dignità spezzata.
Antonella si sentiva intrappolata in un vortice di rabbia e senso di colpa. Enzo l’aveva tradita, inculando Domenico, trasformandolo in una “bella porca” con trucco, gonna, tacchi e reggiseno rosso. Lei, invece di fermarlo, si era unita al gioco, succhiando il cazzo di Domenico e spingendogli la fica in faccia, piena della sua sborra. Ogni orgasmo era una pugnalata: il piacere la travolgeva, ma il viso di Domenico, umiliato, le pesava sul cuore. La sua rabbia verso Enzo, con il suo ghigno arrogante, era un fuoco inestinguibile. Non poteva più fingere. La televisione, accesa in salotto, parlava della fine imminente del lockdown, ma per Antonella non c’era libertà senza vendetta. Quella sera, decise di ribaltare i ruoli, punendo Enzo e dominando entrambi.
Enzo, in felpa grigia macchiata e boxer neri, percepiva il tormento di Antonella ma lo ignorava, il cazzo duro nei jeans quando pensava a Domenico in lingerie. Domenico, nella sua stanza, indossava una felpa nera e jeans, il tanga nero e il reggiseno rosso nascosti, il plug anale che lo riempiva, un peso che lo faceva gemere. La sua tesi era un file dimenticato, e la sua trasformazione in una “puttana” era completa. Antonella, fissando il vuoto, sentì la rabbia esplodere. La radio, passando a Tainted Love dei Soft Cell, sancì il suo piano: avrebbe spezzato Enzo, facendolo diventare una troia come Domenico.
Quella sera, la camera da letto era un’arena di tensione, le tende bianche sbiadite che ondeggiavano, l’odore di lavanda stantia soffocato da sudore e desiderio. La radio suonava Wicked Game di Chris Isaak, amplificando l’elettricità nell’aria. Antonella, in una camicia da notte rossa, il tanga bianco umido, si sdraiò sul letto, il materasso che scricchiolava. Enzo, in boxer rossi, il cazzo doppio duro, ordinò a Domenico di unirsi a loro. Domenico, in tanga nero e reggiseno rosso, il plug anale che lo riempiva, il viso truccato con rossetto rosso e eyeliner nero, si stese al centro, il cuore che batteva forte.
Enzo, con un ghigno, girò Domenico, togliendo il plug con un suono umido. Lo inculò con forza, il cazzo doppio che colpiva la prostata, il ritmo brutale che faceva gemere Domenico, la sborra che colava sul letto. Antonella, osservando, sentì la rabbia esplodere come un vulcano. Si alzò, il viso contratto, il cuore che pulsava di vendetta. Infilò due dita nel culo vergine di Enzo, il calore stretto che le bruciava la pelle. Enzo, colto alla sprovvista, provò a scostarla, il corpo che si irrigidiva. “Stai fermo, troia,” ringhiò Antonella, la voce imperiosa. Infilò altre due dita, quattro ora, muovendole con furia, il culo di Enzo che si stringeva, il dolore che gli strappava un gemito. Capì che la vendetta di Antonella era inarrestabile: poteva solo subire. Sborrò nel culo di Domenico, la sborra che colava, bianca e densa.
Antonella ordinò a Enzo di mettersi a pecorina. “Ora sei tu la troia,” disse, la voce carica di disprezzo. Rivolta a Domenico, aggiunse: “Inculalo. Forte.” Domenico, il cazzo duro, si posizionò dietro Enzo, una soddisfazione nuova negli occhi. Spinse il cazzo grande nel culo vergine di Enzo, con forza, quasi a sfondarlo, il ritmo brutale che lo faceva urlare. Il culo di Enzo si lacerò leggermente, l’odore metallico del sangue che pizzicava l’aria. Enzo, il viso contratto dal dolore, gemette, ma Antonella, inginocchiata, gli afferrò il cazzo moscio, massaggiandogli le palle, il sapore muschiato sulle dita. “Rilassati, troia,” sussurrò. Il massaggio alleviò il dolore, e Enzo sentì un orgasmo anale, alcune gocce di sborra che colavano dal cazzo moscio.
Antonella, soddisfatta, fece mettere Domenico a pecorina accanto a Enzo. “Siete mie,” disse, lubrificando le mani. Infilò un pugno nel culo sfondato di Domenico, che gemette di piacere, la sborra che colava sul letto. Poi, fistò Enzo, il pugno che entrava con difficoltà nel suo culo lacerato. Enzo urlò, il dolore che lo sopraffaceva, il sangue che colava, ma Antonella, implacabile, mosse la mano, dominando entrambi.
Antonella prese il controllo assoluto, ribattezzando Domenico “Samantha” e Enzo “Deborah”. Ordinò su Amazon una parrucca bionda per Samantha, lunga e setosa; una parrucca rossa per Deborah, corta e riccia; protesi per il seno; un plug anale da 6 cm per Deborah; orecchini a clip dorati; tacchi alti neri; e uno strap-on gigante, doppio e intimidatorio. Mise cinture di castità sui loro cazzi, lucchetti d’acciaio, e spesso mandava Samantha e Deborah a dormire nella cameretta piccola, un materasso che odorava di muffa, tenendo il letto matrimoniale per sé.
La routine era un rituale di dominio. Ogni notte, la camera da letto, odorante di sudore e sborra, era il suo regno. La radio suonava Numb dei Linkin Park. Antonella ordinava a Samantha e Deborah di fare il 69, le parrucche che ondeggiavano, le protesi che dondolavano. Samantha succhiava il cazzo di Deborah, il sapore muschiato che le riempiva la bocca, mentre Deborah leccava il cazzo di Samantha, il gusto salato e dolce. Antonella, con lo strap-on gigante, le inculava, alternando i culi, il ritmo brutale che faceva gemere Samantha di piacere e Deborah di dolore, il suo culo lacerato che sanguinava. Antonella godeva nel vederle leccarsi, la fica che pulsava.
Insegnò loro a bere la sua piscia calda. Di mattina, in cucina, la camicetta viola aperta, pisciava in due bicchieri, il liquido giallo e fumante che odorava di sale. “Bevete, troie,” ordinava, e Samantha e Deborah, in tanga e reggiseno, sorseggiavano la piscia, il gusto amaro che le faceva tossire.
Lei amava un gioco crudele. In salotto, la radio che suonava Tainted Love dei Soft Cell, faceva sdraiare Samantha e Deborah sul tappeto verde consunto. Seduta su una sedia, i piedi nudi, toglieva le cinture di castità, i cazzi che si indurivano. Le masturbava con i piedi, le dita che stringevano i cazzi, massaggiandoli forte, a volte dando calci nelle palle, il dolore che faceva urlare Deborah, mentre Samantha gemeva di piacere. Chi sborrava per prima perdeva: la sborra che sporcava il piede di Antonella segnava la sconfitta. La vincitrice poteva leccarle il piede, ripulendo la sborra, il gusto salato che riempiva la bocca. La perdente era punita: inculata con lo strap-on gigante, il ritmo brutale che devastava il culo di Deborah, il sangue che colava, o, per Samantha, tre calci nelle palle. Antonella ordinava a Samantha di stare in piedi, gambe aperte, e le tirava calci, il dolore che le faceva stringere i denti. Se si piegava, ricominciava. Anche Deborah veniva punita con calci nelle palle, il cazzo moscio che colava sborra per il dolore. Una volta, Samantha perse, la sborra che schizzava sul piede di Antonella, e fu inculata con lo strap-on, il culo sfondato che la faceva piangere. Deborah, vincitrice, leccò il piede, il sapore salato che la umiliava. Antonella, ridendo, calciava le palle di entrambe, il suono sordo che echeggiava, il potere che la travolgeva.
La routine era intensa, ma Antonella notava crepe.Spesso la sere li mandava a dormire nella cameretta da sole per avere il letto matrimoniale tutto per lei. Nella cameretta piccola, Deborah esercitava ancora dominio su Samantha, si baciavano come lesbiche e poi la fistava nel culo sfondato, il piacere che la faceva sborrare, il suono umido che echeggiava nel buio. A volte, Deborah, in parrucca rossa e reggiseno bianco, chiedeva di essere fistata per godere anche lei di un orgasmo anale, gemendo di dolore e piacere, il culo lacerato che cedeva, il sangue che macchiava il materasso. Antonella, dominando la scena, ignorava queste dinamiche, ma il suo controllo era assoluto. Una mattina, in cucina, pisciò nei bicchieri, il liquido caldo che fumava, e ordinò a Samantha e Deborah di bere, il gusto amaro che le faceva tossire, il viso di Deborah contratto dalla vergogna, mentre Samantha, abituata, lo accettava con un gemito soffocato. La televisione, accesa in salotto, parlava della fine imminente del lockdown, un annuncio che risuonava come una minaccia. La casa, odorante di sudore, sborra e piscio, era il regno di Antonella, ma un ritorno alla normalità si profilava.
Ma il sospetto del vicino Marco, che aveva sentito “rumori strani”, cresceva. Antonella lo ignorava, ma la fine del lockdown minacciava di spezzare il suo regno, un’ombra che si avvicinava inesorabile.

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